Monday, 30 March 2009

cussu ca unu pastori si portada -what a shepherd take along





Ogni pastore si spiega i propri mali quasi in modo metafisico, da fatalista.

Tu credi che la colpa sia solo della terra sarda, delle sue montagne con le loro pietre e le loro querce, delle sue bellezze insomma.



[…]



Tra la rabbia ed il pianto, tra l’odio e l’amore, tra il sorriso e le lacrime, maledicemmo la terra sarda come se stessimo lasciando veramente la nostra prigione.

E nella nostra beata ignoranza imprecavamo contro chi non ci aveva mai fatto male, contro la terra che ci aveva nutrito e contro le intemperie che l’avevano fecondata.

Noi non conoscevamo altro fattore responsabile del nostro male. Il nostro vero avversario non lo potevamo ancora conoscere. E dal pullman che si snodava lungo la discesa e le pianure, di tanto in tanto, pronunciavamo l’ormai famosa frase, divenuta quasi rituale per gli emigranti:
“Addio, querce di Sardegna.
Adiu chercos de Sardigna”









Tratto da "Padre padrone" di Gavino Ledda




No comments:

Post a Comment

. . . . .. . . . . . . . . . . . ... .. ...